La Green Economy in Italia e le prospettive future

Nonostante le notevoli difficoltà economiche fronteggiate negli ultimi anni, l’Italia è riuscita in un grande obiettivo, cioè affermarsi nella Green Economy.

Sempre più spesso si sente parlare di innovazione e conversione eco-sostenibile per le imprese e subito si pensa ai costi, la realtà ci dice che i vantaggi li superano di gran lunga. La green economy non deve essere affrontata come un costo da sostenere, ma deve essere vista come una possibilità che può generare maggiori entrate e opportunità e l’Italia, come vedremo nel prosieguo, eccelle in questo al punto da potersi porre come economia trainante in Europa e opportunità di sviluppo per il Sud del mondo.

Dati importanti arrivano dal rapporto della Fondazione Symbola che evidenzia come l’Italia sia uno dei Paesi con una minore emissione di rifiuti durante la produzione di beni e servizi. Addirittura si registra che, a parità di prodotto, le imprese italiane consumino meno energie e producano meno emissioni della Germania, da tempo considerato Paese all’avanguardia.

L’Italia non è solo leader europeo nella green economy, ma ottiene anche un buon posizionamento in confronto agli altri Paesi del mondo. Siamo una delle società con l’economia più sostenibile del mondo, insieme a colossi come Cina, Germania, Corea del Sud e Giappone, mentre Stati Uniti, Francia e Regno Unito hanno risultati meno soddisfacenti.

Quali sono i dati della green economy in Italia? Le imprese che si sono convertite ad uno stile di produzione più verde, sono 372 mila, di cui oltre 31.000 solo nel 2015 con un balzo del 36% rispetto all’anno precedente. Le imprese eco rappresentano 1/4 delle imprese non agricole e il 10,3% della produzione. Il maggior tasso di imprese green si ha nel settore manifatturiero che conta il 32% delle aziende con particolare sensibilità all’ambiente. Ciò ha un impatto positivo anche sui livelli occupazionali, infatti, le aziende cercano sempre più spesso competenze specifiche in tale ambito e i nuovi assunti con competenze “eco” sono 294.000.

Green economy non significa solo opportunità di lavoro. Si tratta, infatti, di una nuova filosofia di vita che deve coinvolgere non soltanto l’Italia ma anche altre parti del mondo. Dal rapporto Symbola emerge che le aziende che investono nella green economy hanno un livello maggiore di esportazioni rispetto a quelle che fanno scelte differenti. Le prime registrano, infatti, il 18,9% delle esportazioni a fronte del 10,7% registrato dalle imprese aventi processi produttivi non eco sostenibili. Questi dati sono ancora più sorprendenti se si guarda al settore manifatturiero, dove le esportazioni sono il 43,4% dei casi contro il 25,5% dei casi che riguardano le imprese manifatturiere non aderenti alla green economy.

Il fatturato ovviamente risponde a tali dati e così nel 19,6% delle imprese green il fatturato è aumentato rispetto all’anno precedente mentre per le imprese tradizionali ciò è avvenuto solo nel 13,4%. Le imprese che aderiscono alla green economy si contraddistinguono anche per l’innovazione, infatti, vi è un maggiore lancio di nuove tipologie di produzioni, ciò è legato anche al fatto che le nuove assunzioni riguardano anche ingegneri energetici, agricoltori biologici o installatori di impianti energetici a basso impatto ambientale, cioè persone altamente qualificate in grado di spingere l’innovazione.

Non solo l’italia si contraddistingue per la produzione eco-sostenibile, ma anche per una ridotta produzione di rifiuti e per il riciclo. Nel primo caso dal 2008 la riduzione dei rifiuti aziendali è stata di 5 tonnellate di rifiuti in un anno. In tutta Europa sono state riciclate 163 milioni di tonnellate di rifiuti, di questi 25 milioni sono italiani, segno che una percentuale alta, rispetto a tutti i Paesi considerati, è italiana. Basta fare un piccolo confronto: nonostante la grandezza della Germania rispetto all’Italia, la prima ricicla solo 23 milioni di tonnellate. In termini pratici il riciclo ha permesso di risparmiare 15 milioni di tonnellate di petrolio e ha ridotto le emissioni di CO2 di 53 milioni di tonnellate.

Il primato nella riduzione di inquinanti si ha anche nella produzione agro alimentare che riesce ad essere eco-sostenibile senza perdere produttività e la propria identità, ma anzi ottenendo riconoscimenti: per 89 prodotti vi è il primato italiano nel mondo e 27 prodotti non hanno concorrenti validi in tutto il mondo. Insomma eccellenza, qualità e salute per l’ambiente.

Tutti questi piccoli passi in avanti pongono l’economia italiana tra quelle leader non solo dell’Europa, che in questo caso deve cedere il passo ad uno dei Paesi più a Sud, ma anche nel mondo. Questi dati dicono anche che la green economy può essere un’opportunità per i Paesi in via di sviluppo che possono cercare di inserirsi nei mercati seguendo l’esempio dell’Italia.