Il 2016 sarà l’anno giusto per fare il punto della situazione riguardo il funzionamento e – soprattutto – il coordinamento delle Organizzazioni Non Governative che operano sul piano internazionale. L’attuale panoramica richiede, infatti, una seria revisione del settore, a fronte di un numero sempre più elevato di operatori.
La sempre maggiore competitività, ispirata a logiche di mercato che dovrebbero rimanere estranee alle finalità del non-profit, la forte frammentarietà, l’antagonismo delle organizzazioni nella ricerca dei fondi: queste sono le caratteristiche che sembrano plasmare la situazione attuale, spesso a discapito degli enti più piccoli. Ma quali sono le ragioni di queste problematiche e, soprattutto, come sarebbe possibile superarle?
La parola d’ordine potrebbe essere una sola: ‘cooperazione’. Il fattore che sembra mettere più a rischio la realtà e l’efficacia delle numerose ONG presenti sul territorio nazionale e internazionale sembra proprio essere l’estrema competizione delle stesse nell’accesso ai fondi. Le campagne di raccolta delle risorse, finanziate da ciascuna organizzazione, prendono spazio nei media nel tentativo di catturare l’attenzione del pubblico a discapito delle altre ONG del settore. Il risultato non è altro che un maggiore spreco di risorse, provocato dal reciproco
ostacolarsi di associazioni che, molto spesso, dovrebbero invece perseguire gli stessi obiettivi.
La ricerca di un miglioramento, la soluzione di un problema, la prospettiva di un mondo più equo: le macro-finalità delle Organizzazioni Non Governative hanno molti più punti in comune di quanto le varie immagini di facciata lascino intravedere. Per appianare le difficoltà, forse, la giusta ricetta potrebbe proprio consistere nella creazione di un organismo comune di supervisione, che consenta di coordinare le attività e di raggiungere una più efficiente allocazione delle risorse umane ed economiche, pur nel rispetto delle differenze tra le varie cause abbracciate.
La cornice della situazione internazionale è, oggi più che mai, segnata da differenze difficili da fotografare con chiarezza. Da una parte, moltissime analisi registrano un’inversione di tendenza rispetto allo scorso decennio, per quanto riguarda i paesi afflitti da povertà estrema. Dall’altra, invece, molti altri fattori di cambiamento sembrano percorrere una direzione di peggioramento. Guerre, clima, disparità interne a uno stesso paese: a seconda di come una determinata realtà viene letta, la situazione può risultare molto più critica di quanto appaia agli occhi del resto del mondo. In questi casi, formulare una campagna di raccolta di fondi che miri a rimuovere cause specifiche di disagio può essere ben più difficile da giustificare all’opinione pubblica. Povertà e malattie, insomma, hanno più appeal e permettono di trovare più presa tra i sostenitori, ma non sono sempre la reale radice del disagio e la migliore causa per la quale combattere.
A fronte di problemi complessi, la ricerca di strategie più efficace sarà quella basata sulla costruzione di un fronte comune. Un’azione coordinata, infatti, permetterebbe di costruire soluzioni di respiro più ampio, adeguate all’altrettanto ampia portata delle problematiche. Solo la consapevolezza di questa necessità potrà spingere le ONG a mettere da parte la competitività e le altre logiche, appartenenti a un mercato estraneo alla filosofia del non-profit, a favore di una vincente collaborazione.











