L’Ecuador è un piccolo paese dell’America centrale, che fa della differenziazione economica e della sua politica innovativa, la sua ragione d’essere. Il paese che vanta una popolazione di poco superiore ai quindici milioni di abitanti, ha vissuto in questi ultimi anni un’evidente ascesa economica e sociale, frutto di un sistema centralizzato moderno, e soprattutto fuori dagli schemi tradizionali.
La parabola economica ecuadoriana ha visto senza dubbio un cammino irto di decisioni, considerate da molti burocrati “al limite”, decisioni che però hanno permesso al piccolo Stato di offrire ai propri abitanti un futuro sicuramente più roseo, rispetto a quello che era possibile ipotizzare una decina di anni fa. Tutto iniziò con l’elezione a presidente dell’Ecuador, di Rafael Correa. Correva il 2007 e l’allora giovane politico socialista, (all’epoca della sua prima elezione aveva 44 anni) forte dei suoi studi economici svolti in Belgio e Stati Uniti, e della sua esperienza come ministro dell’economia (2005), con una decisione senza precedenti, rifiutò il debito pubblico accumulato negli anni precedenti dai suoi predecessori.
Correa in un articolato discorso motivò la sua decisione con il fatto che il debito era stato stipulato in maniera del tutto illegittimo. Nei primi giorni del suo mandato onorò la sua promessa fatta in campagna elettorale, domandando alla comunità internazionale una sorta di patto di “saldo e stralcio”, che prevedeva solo il pagamento di una parte di quel debito, che per la sua coalizione era del tutto illegittima.
La sua decisione, e la vicinanza di una parte della comunità internazionale (la quale preferì recuperare una parte dl credito) permise al paese di sgravare il 70 % di oltre 1.300 milioni di dollari, e di iniziare così una lenta ma costante risalita sotto il profilo economico.
Il giovane economista unificò la risalita economica con una forte attenzione sotto il profilo sociale, per tutti coloro che negli anni passati erano stati emarginati. Il paese dell’ America centrale divenne uno dei più attenti nel welfare generale, cosa possibile reinvestendo le risorse risparmiate dal mancato pagamento del debito pubblico in un sistema di aiuti alla cittadinanza, aiuti finanziati da una spesa pubblica portata in pochi anni ad oltre un quarto del PIL (esattamente il 28.3 %).
Anche sostenendo la spesa pubblica, Correa riuscì a tenere bassa l’inflazione. La sua ricetta fu chiara: continuare nel processo di “dollarizzazione” (l’Equador cambiò moneta nel 2000) e rimanere agganciato all’inflazione media americana (ferma al 4.1 %). La decisione nella sua semplicità riuscì a bloccare quelle speculazioni economiche capaci di affossare intere economie nazionali (vedi Argentina), e fornì all’Ecuador quella stabilità economica necessaria per il processo di rinnovamento.
Correa nei primi anni del suo primo mandato agì anche sotto il profilo legislativo, cercando di combattere la corruzione, vera e propria piaga dei Paesi centro americani. La sua azione lo portò a un inasprimento delle pene e soprattutto a una diversa concezione del pubblico impiego. È stata forse questa la sfida più difficile di Correa. L’equiparazione ad esempio, nel tentativo di debellare sacche di malaffare, delle forze di polizia con i dipendenti pubblici, ha portato l’Ecuador ad un colpo di stato militare (2010), debellato anche grazie alla vicinanza della comunità internazionale.
Il cammino di Correa dal punto di vista del rinnovamento statale non conobbe soste. Durante il suo secondo mandato ha stupito ancora una volta i burocrati internazionali, operando un aumento sostanziale delle imposte dirette, e cercando di statalizzare alcune parti dell’economia ecuadoregna (ad esempio i giacimenti petroliferi). L’azione del governo anche questa volta è stata chiara: guadagnare quei profitti dalle risorse minerarie del Paese e non lasciare che i ricavi arricchissero le aziende private, ma portarle in un bilancio statale per poi utilizzarle interamente nel welfare sociale.
È stata la terza rielezione (2013) il banco di prova del socialista assunto al modello in tutto il mondo. Correa nelle elezioni che lo vedevano contrapposto a un vero e proprio esponente del capitalismo liberale (Guillermo Lasso, ex-banchiere), ha dimostrato di avere la popolazione dalla sua parte. Egli ha vinto con il 58% dei consensi di una popolazione che, seppure non altamente politicizzata, ha dimostrato di gradire quella cura che tanti nel mondo sognano, ma che pochi leader politici hanno il coraggio di mettere in pratica.
Ecco alcune delle attività che abbiamo svolto in Ecuador :
Sostegno alle cooperative sociali femminili lungo il fiume Putumayo – Sucumbios
Incontro binazionale Ecuador – Colombia sulla sicurezza umana e la cultura della pace











