Facebook for Nonprofits, il fundraising del social network

Quello dell’unione tra beneficenza e social, era un "passo" atteso da molti e che suscitava molta curiosità in tutto il mondo, soprattutto per la quantità di denaro che sarebbe stato possibile recepire dalle varie associazioni no profit. Esse sono quasi tutte presenti con pagine dedicate sulle varie piattaforme di condivisione, ma "scontano" sempre di più una difficoltà economica "importante" che, unita con le dinamiche abbastanza complesse delle raccolte benefiche, ne limita considerevolmente il loro campo d’azione.

L’ora ormai sembrerebbe essere giunta, con l’apparizione di un tasto dedicato sulle pagine delle associazioni presenti sul più famoso social mondiale, Facebook.

È stato per primo il patron di Facebook ad annunciarlo, quel Mark Zuckerberg sempre molto attento alle attività legate al terzo settore. Egli ha annunciato che sulle pagine ufficiali delle associazioni benefiche ci sarà, qualora desiderato dall’associazione, un tasto dedicato che potrà permettere una donazione diretta.

Il procedimento, che ha visto un’importante fase di sperimentazione, sarà implementato direttamente nel codice delle pagine e permetterà con un solo click all’utenza di accedere a una pagina dedicata: da qui ci sarà la scelta delle modalità di pagamento e dell’importo da donare in beneficenza, con un ulteriore click il denaro sarà trasferito direttamente nelle casse dell’associazione.

L’attivazione del tasto "dona" era un passo atteso da molti anni. Sulle pagine blu del famoso social sono presenti tutte le più grandi associazioni di beneficenza, e i loro amministratori cercano di innalzare la quota di fundraising a loro disposizione.

Di certo l’apparizione del tasto "dona ora" non risolve però il problema: i dati in questo senso parlano chiaro, solamente il 4 % d’italiani è disposto a donare online. La percentuale non è altissima ma potrebbe rivelarsi abbastanza consistente in termine di denaro recuperato dalle associazioni benefiche.

L’obiettivo è però sicuramente quello di innalzare tale percentuale. Riuscire a implementare diverse metodologie di raccolta potrebbe essere, infatti, determinante per la continuazione dei progetti di alcune associazioni; sono soprattutto le più piccole, quelle che non sono supportate da un grande numero di volontari, che guardano a questa nuova tecnica di raccolta con estrema attenzione.

Il processo sarà invariabilmente lungo per una molteplicità di fattori; se da una parte infatti i donatori abituali fanno parte di una fetta di popolazione poco informatizzata (la maggior parte di persone che donano i propri soldi sono infatti gli ultrasessantenni, poco avvezzi all’uso del personal computer) dall’altro i giovani sembrano essere attirati da una modalità benefica, che non li vede abbandonare la propria postazione, ed è soprattutto su questi ultimi che il fundraising del social è diretto.

Di certo vi è che l’esperimento sociale del social più famoso al mondo sembrerebbe essere riuscito, sono infatti moltissime le associazioni non profit (da terre de Hommes a Save the Children) a volere il suo pulsante sulla propria pagina ufficiale, e molti sono certi che la strada tracciata da Facebook sarà presto percorsa anche da altre piattaforme, ampliando sempre di più la possibilità di effettuare quella beneficenza che tanto successo riscuote oltreoceano.

Per i più curiosi, questo è il link dove poter accedere alla piattaforma

 

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