Farmaci falsi sul web, interviene l'OCSE

In un mondo in cui la globalizzazione sembra essere il cavallo di troia per la circolazione di merci contraffatte o false, non poteva non spiccare il rapporto presentato dall’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) che pone l’attenzione sul fenomeno della falsificazione delle medicine. 

Il rapporto dal titolo "Illicit trade: convergence of criminal networks" analizza con dovizia di particolari il fenomeno, e quantifica il danno subito dalle economie nazionali, in circa 200 miliardi di dollari l’anno. Il report che ha sicuramente attirato l’attenzione dei vertici delle case farmaceutiche, è nato per cercare di spingere i governi nazionali a iniziare una lotta senza quartiere verso i cosiddetti "trafficanti di medicine". Questi ultimi ultimamente stanno cavalcando un vuoto legislativo, e una mancanza di comunicazioni tra le polizie, che ha qualcosa di veramente impressionante, e nel farlo riescono ad avere profitti illeciti per centinaia di milioni di dollari, che in alcune fasi dell’anno superano persino i profitti legati agli stupefacenti. 

Il rapporto riporta numeri impietosi, il 38% dei prodotti sequestrati nel mondo è costituito da medicine falsificate, essi viaggiano prevalentemente sulla grande rete (molti sono i sequestri effettuati, tracciando i pacchi spediti tramite contatti virtuali). Che il fenomeno stia raggiungendo numeri preoccupanti lo evidenzia il dato che si riferisce agli eventi criminosi legati al mondo farmacologico, nel 2002 tali eventi (che raggruppano diverse fattispecie di reato, dalla falsificazione al furto dei farmaci) erano poche centinaia (197 per l’esattezza) nel 2014 oltre 2000 (2.177).

Andando nello specifico si nota come un farmaco su tre sequestrato non contenga principio attivo, uno su cinque lo contiene ma in misura totalmente sbagliata, il 20 % contiene ingredienti sbagliati, quasi il 9% contiene invece impurità o effetti contaminanti che potrebbero essere dannosi per la salute. 

Che cosa fare allora per mettere freno a questo fiume di farmaci falsi? I relatori del report dopo aver analizzato le cifre, hanno le idee chiare. Bisogna innanzitutto cercare velocemente di ratificare uno strumento del consiglio d’Europa, quella Convenzione Medicrime, firmata da ventisei stati ma diventata legge solamente in Spagna, Ungheria, Moldavia, Armenia, Ucraina, Guinea. La convenzione mira a far diventare penale qualsiasi contraffazione farmacologica, e potrebbe dare un potere sia alle polizie mondiali che ai dipartimenti doganali, che il più delle volte si ritrovano a combattere il crimine legato ai farmaci, con armi totalmente spuntate. 

Si dovrebbe poi cercare di colpire i produttori, la fase repressiva difficilissima da attuare, può essere portata a termine tramite una condivisione d’informazioni tra le forze di polizie mondiali, con uno sveltimento in caso di contraffazione dei farmaci, delle rogatorie internazionali relative ai profitti delle vendite, e con una collaborazione che a tutt’oggi manca del tutto. 

Il report punta l’attenzione anche sull’informazione ai cittadini, spesso, infatti, gli investigatori si sono ritrovati dinanzi acquirenti che disconoscevano del tutto la fattispecie criminosa, per i pazienti alla ricerca del prezzo migliore, soprattutto quando le cure sono estremamente costose, il farmaco acquistato on line rappresenta un’ancora di salvezza, ancora che il più delle volte inficia le terapie volte alla guarigione, quando finanche non aggrava la malattia. 

 

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