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Più peso del mondo multipolare nelle istituzioni internazionali

IL PRESIDENTE DEL BRASILE
Più peso del mondo multipolare nelle istituzioni internazionali
Il termine Bric è stato coniato solo una decina di anni fa come acronimo di una nuova realtà, ovvero i quattro paesi - Brasile, Russia, India e Cina - che assieme erano arrivati a rappresentare il 15 percento del Pil globale.

Siamo Paesi in cui tutto accade su vasta scala: vantiamo quasi la metà della popolazione mondiale, il 20 percento della superficie terrestre e siamo ricchi di risorse naturali. Oggi, i paesi Bric partecipano attivamente a tutti i processi decisionali internazionali. In tal ruolo, siamo profondamente consapevoli del nostro potenziale come catalizzatori di cambiamento nel rendere la governance globale più trasparente e democratica. Il vero battesimo di fuoco per il gruppo si è visto durante la crisi finanziaria degli ultimi due anni. Lungi dall'erodere il nostro peso, le strategie collettive da noi adottate ci hanno consentito di resistere agli scossoni. Anzi, la ferma risposta dei nostri quattro Paesi alla crisi del mondo emergente ha saputo spalancare nuove alternative ai dogmi logori ereditati dal passato. Il crollo dei mercati finanziari ha svelato il fallimento di paradigmi fino ad allora considerati indiscutibili. Sono svanite tutte le certezze sul libero mercato, come pure l'ideale della minima intromissione del governo in materia economica. Non si sente più invocare come un mantra l'allentamento delle regole del mercato del lavoro come panacea per la disoccupazione. Con il crollo di tutte le ortodossie, la mano visibile dello Stato è intervenuta a proteggere i sistemi economici dal fallimento provocato dalla mano invisibile del mercato. Mentre alcuni Paesi industrializzati lasciavano libere le redini agli eccessi speculativi, i paesi Bric hanno promosso la crescita, mantenendosi cauti e favorendo l'occupazione. In Brasile, non abbiamo mai perso di vista l'esigenza di intervenire per ripianare le disuguaglianze sociali, e dal 2003 a oggi venti milioni di brasiliani sono usciti dalla povertà per diventare cittadini con pieni diritti. Al G-20 avevamo proposto l' introduzione di politiche anti cicliche e di nuove normative per regolare il mercato, combattere i paradisi fiscali e rinnovare le istituzioni sancite da Bretton Woods. Su quest'ultimo punto, siamo decisi a non permettere che i primi segnali di ripresa dell'economia globale vengano sfruttati come scusa per abbandonare la ristrutturazione democratica di queste organizzazioni. I membri Bric non hanno iniettato quasi 100 miliardi di dollari nel Fondo monetario internazionale per lasciare le cose com' erano prima. Nel nostro insieme, continueremo a invocare la democratizzazione del processo decisionale multilaterale. I Paesi in via di sviluppo hanno il diritto di essere ascoltati. Colmare il divario che li separa dai Paesi ricchi non è solo questione di giustizia: da questo dipende la stabilità economica, sociale e politica del mondo intero, e rappresenta il nostro principale contributo alla pace. Dalla nostra prospettiva di economie emergenti, le risorse necessarie per sconfiggere la fame e la povertà appaiono considerevoli, è vero, ma del tutto trascurabili se confrontate al costo del salvataggio di banche e istituzioni finanziarie sull' orlo del fallimento, vittime della loro stessa ingordigia speculativa. Allo stesso tempo, non serve a nulla offrire sussidi e aiuti alimentari se persistono gli squilibri nel commercio agricolo su scala mondiale. Sovvenzioni ingiuste nei Paesi ricchi scoraggiano le produzioni locali, inducono dipendenza e distraggono risorse vitali, che potrebbero essere destinate ai programmi di sviluppo. A tal scopo, è cruciale raggiungere quest' anno la conclusione dei negoziati del Doha Round. Ma di tutte le problematiche globali, il dibattito sui cambiamenti climatici ha spinto le trattative in un vero e proprio vicolo cieco. A questo riguardo, i Paesi Bric offriranno il loro contributo per siglare quell' accordo mancato a Copenhagen. Ridurre le emissioni di gas serra e mantenere al contempo una crescita robusta nelle economie emergenti richiederà tuttavia un impegno collettivo, come hanno dimostrato i paesi Bric, varando ambiziose iniziative per limitare le loro emissioni. Per questo motivo, i grandi inquinatori tradizionali dovranno accollarsi oneri maggiori. Le quote fissate dal Protocollo di Kyoto rappresentano per noi un passo essenziale per poter offrire il nostro contributo. La scena internazionale resta affollata di vecchi problemi da risolvere, man mano che se ne presentano di nuovi, e né i Paesi Bric, né gli altri, sono in grado di affrontarli da soli. In passato, l'approccio unilaterale ha portato a situazioni senza uscita, talvolta con effetti catastrofici, come in Iraq. Nel mondo di oggi è essenziale interagire con gli altri e per far questo occorre fondare un sistema più rappresentativo e trasparente di governance globale, che sia capace di ispirare convergenza di intenti e dare nuovo stimolo alla volontà collettiva di cercare soluzioni condivise. In questo viaggio verso un nuovo mondo, i paesi Bric si impegnano a lavorare insieme per adempiere alle loro responsabilità.

Lula Da Silva Luiz Inacio

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